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INCREMENTO DI ATTI VANDALICI: PROBLEMA SOCIALE E PENALE! L'Avvocato risponde 

INCREMENTO DI ATTI VANDALICI: PROBLEMA SOCIALE E PENALE!

La zona orientale della città è stata funestata da numerosi furti ed atti vandalici sulle auto: commentiamo con l’avvocato Simone Labonia.

Negli ultimi anni si è registrato un sensibile aumento dei furti e, ancor più preoccupante, degli atti di vandalismo sulle autovetture. Se i furti sono tradizionalmente legati a finalità economiche – dalla sottrazione dell’intero veicolo al semplice prelievo di oggetti lasciati all’interno – il vandalismo si distingue per la sua gratuità e per l’assenza di un vero e proprio scopo materiale. Parabrezza frantumati, carrozzerie graffiate, specchietti rotti o pneumatici tagliati sono solo alcune delle manifestazioni di un fenomeno che sembra riflettere un malessere sociale diffuso.

Mentre il furto è solitamente inquadrato come un reato finalizzato a un guadagno illecito, gli atti di vandalismo sulle auto spesso non hanno alcuna giustificazione economica. Questo li rende ancor più difficili da prevenire e comprendere. La mancanza di un movente chiaro fa pensare a comportamenti dettati da frustrazione, rabbia o desiderio di sfogo, sintomi di un disagio sociale più ampio. La distruzione di beni altrui diventa così un modo per esprimere un malcontento che, non trovando altre vie, si manifesta in gesti impulsivi e distruttivi.

In alcune aree urbane, il degrado ambientale, la mancanza di opportunità lavorative e l’esclusione sociale alimentano questo tipo di comportamenti. I giovani, in particolare, sembrano essere tra i principali protagonisti di questi atti, spesso mossi da noia, emulazione o da un senso di impunità. Tuttavia, non si può ridurre il problema a una semplice questione generazionale: il vandalismo è un campanello d’allarme che riguarda l’intera società.

Dal punto di vista giuridico, il vandalismo sulle auto rientra nel reato di danneggiamento previsto dall’art. 635 del Codice Penale, che punisce chiunque distrugga, deteriori o renda inservibile un bene altrui. La pena prevista varia a seconda della gravità del danno e delle circostanze aggravanti, come l’uso di sostanze infiammabili o il danneggiamento di beni di pubblica utilità. Tuttavia, la difficoltà nell’identificare i responsabili – spesso ignoti e non colti in flagrante – rende complicata l’applicazione effettiva delle sanzioni.

La Cassazione ha più volte ribadito l’importanza di distinguere tra il danneggiamento semplice e quello aggravato. In alcune sentenze, la Suprema Corte ha riconosciuto l’aggravante del “nocumento grave” quando il danno arrecato ha comportato non solo un deterioramento materiale, ma anche conseguenze economiche significative per la vittima, come nel caso di auto danneggiate in modo tale da richiedere costose riparazioni o da renderle inutilizzabili.

Un aspetto interessante della giurisprudenza riguarda la possibilità di configurare il reato di violenza privata (art. 610 c.p.) in presenza di atti vandalici finalizzati a intimidire o limitare la libertà di movimento del proprietario del veicolo. Ad esempio, nel caso di pneumatici tagliati per impedire l’uso dell’auto, alcuni tribunali hanno riconosciuto questa fattispecie.

Nonostante l’apparato normativo esistente, la repressione penale da sola non basta a contrastare efficacemente il fenomeno. La natura stessa degli atti vandalici, spesso privi di un movente razionale, suggerisce l’esigenza di un approccio più ampio che coinvolga politiche di inclusione sociale, educazione civica e prevenzione.

L’installazione di sistemi di sorveglianza e l’illuminazione adeguata delle aree di parcheggio possono ridurre il rischio, ma è fondamentale anche un intervento a monte: creare spazi di aggregazione per i giovani, promuovere campagne di sensibilizzazione sul rispetto dei beni altrui e rafforzare il senso di comunità nelle aree urbane più vulnerabili.







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